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Mentre si sprecano i luoghi comuni sull’Italia che starebbe fallendo, simboleggiata dalla crociera Costa Concordia che dopo un naufragio ora giace incagliata all’Isola del Giglio, c’è invece un’altra Italia che lavora, che primeggia in molti settori della cultura, della civiltà, dell’economia; questo concetto è ben rappresentato nello spot della nuova Fiat Panda, fiore all’occhiello dell’industria automobilistica nel settore delle utilitarie.

L’impatto di tale video è stato tale che addirittura l’Unità, storico giornale del Partito Comunista Italiano e ora della Sinistra italiana, ne prende spunto per un articolo che, senza poter rinnegare l’atavica ostilità a quello che viene visto come un simbolo del “capitalismo”, lascia trasparire una sorprendente scintilla di ammirazione per un prodotto ed il relativo veicolo pubblicitario di innegabile impatto. Ecco dunque il testo dell’articolo in questione:

L’Italia-Panda di Marchionne

23 gennaio 2012

La Fiat riparte da uno spot. Per il lancio della nuova Panda, l’azienda torinese confeziona novanta secondi sull’Italia che piace, scatta la sua fotografia del paese e sovraimprime ad essa la nuova utilitaria «squircle»: un po’ tonda un po’ quadrata, come se a Marchionne fosse riuscito finalmente di quadrare il cerchio. E siccome lui è uomo del fare, impacchetta il tutto con parole che più pragmatiche, anzi pragmatiste, non si può: «le cose che costruiamo ci rendono ciò che siamo». Tanto di cappello: a Torino, il pragmatismo lo conoscono. Da lì veniva il primo filosofo pragmatista italiano, Giovanni Vailati, che nel 1899 – proprio l’anno della nascita della Fabbrica italiana di Automobili – lascia l’università e si trasferisce al sud, dove prova a gettare il seme di una proposta filosofica inedita in Italia, ma già diffusa in America. Il seme non attecchirà: un po’ perché Vailati morirà prematuramente, un po’ perché il paese prenderà di lì a poco ben altra piega (alla quale Agnelli, fatto senatore, aderirà). Ma poco più di un secolo dopo, grazie alla fabbrica torinese – oggi un po’ meno di Torino e dell’Italia, un po’ più di Detroit e dell’America – quel seme viene piantato nuovamente al sud: negli stabilimenti di Pomigliano, dove si produce la nuova Panda.
E siccome dal punto di vista pragmatista la verità è negli effetti che produce, vediamo pure, in omaggio a Vailati e allo slogan, lo spot che effetto fa.
Si comincia con rumori di fabbrica e operai al lavoro. Una voce paterna e rassicurante, un filo autoritaria ma comunque benevola, domanda quante Italia conosciamo. Presenta quelle di maniera, l’Italia dei talenti e dell’inventiva, dell’intramontabile genio italico, ma poi arriva al dunque: è il momento di decidere, di rimboccarci le maniche, ci vogliono grandi imprese industriali per tirarci fuori dai luoghi comuni e darci ancora un futuro. Ci vuole una nuova Panda tutta rossa, insomma, e la voce conclude: «questa è l’Italia che piace».
Ora, la domanda di schietto tono pragmatista non può non essere: che piace a chi, di grazia? A chi deve piacere l’Italia? Nei pragmatici anni Ottanta andava molto lo slogan «piace alla gente che piace», che aveva almeno il pregio di dire a chi si doveva piacere. Qui, è da presumere, non lo si può dire a chiare lettere, con la stessa forza stereotipata dei Pulcinella, del Vesuvio e delle caffettiere che nello spot scorrono a rappresentare il passato, perché altrimenti si sarebbe dovuto dire: ai padroni. O almeno ai committenti. Meglio, dunque, glissare, così che si possa intendere: ai mercati, agli investitori, all’America. Come se per far bene le cose ed entrare nel futuro l’Italia dovesse mollare la zavorra di un passato irredimibile, tutto maschere e folclore e pause caffè.
Insomma: la posizione di Vailati nella cultura filosofica del ‘900 è ancora discussa, ma la posizione che l’Italia ha nell’ideologia pubblicitaria targata Fiat non dà adito a dubbi. La voce fuori campo sa essere morbida e suadente, ma il pragmatismo veicolato dell’americano Marchionne suona invece molto poco filosofico e molto, decisamente molto, spiccio.

Interessante anche un testo pubblicato sul quotidiano la Repubblica che evidenzia gli aspetti schizofrenici del rapporto di molti italiani con quella che è comunque la maggiore industria italiana, cioè il gruppo Fiat. Ecco tale testo apparso su Repubblica.it:

Commenti beceri e senza fantasia. Abbiamo appena celebrato il 150esimo dell’Italia unita e ora se Marchionne fa vedere la bandiera italiana è “sabaudo”. Lo spot Panda mette in difficoltà le litanie antimarchioniane.

Bravissimo a rivoluzionare le relazioni sindacali, meno nel vendere le auto, Sergio Marchionne inaugura ora un nuovo tipo di spot pubblicitario: lo spot ideologico.
Lo stesso Ufficio Comunicazione della Fiat, nel segnalare a noi giornalisti il video pubblicitario della Panda, scrive: “Non si tratta di un vero e proprio spot, ma di un manifesto per l’Italia”.
Lo spot si muove sul filo, è forte e provocatorio nei contenuti, ma risulta anche molto sabaudo e abbastanza spericolato nella rappresentazione che offre del Sud Italia.
Lo spot elenca tutte le Italie che conosciamo: “Quella dell’arte, quella della grande inventiva, quella del talento costruttivo. Quella del Paese pittoresco”. E – a proposito di “pittoresco” – eccolo proporre l’immagine di Pulcinella e poi di una città che somiglia molto a Napoli.
Continua lo sport evocando “l’Italia dei giovani che cercano un futuro”. Giovani disoccupati dai forti tratti meridionali, mostrati nel filmato con un mercatino rionale sullo sfondo, di quelli che si sprecano a Napoli.
Lo spot cita adesso “l’Italia delle grandi sfide industriali” e mostra così gli operai Fiat di Pomigliano, tutti al lavoro, tutti in tuta bianca.
Prosegue lo spot: “E’ il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell’immagine che vi vogliono dare”. E come immagine stereotipata e forse negativa dell’Italia ecco un piatto di maccheroni al sugo e un cameriere che esce dalle cucine per servire il piatto in tavola.
Recita ancora lo spot: “In Italia ogni giorno c’è qualcuno che si sveglia e mette nel suo lavoro il talento, la passione, la creatività. Ma soprattutto la voglia di costruire una cosa ben fatta. Le cose che costruiamo ci rendono ciò che siamo. Nuova Fiat Panda, questa è l’Italia che piace”.
Liberi di giudicare se uno spot del genere aiuterà davvero la Fiat a vendere la Panda ai meridionali, ai giovani disoccupati di Napoli, ai camerieri che lavorano (onorevolmente) in un ristorante. Persone che pure sarebbero interessate ad una utilitaria dal prezzo contenuto.

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Il fatto di per se non è certo nuovo a chi vive in Alto Adige, ma ora è ufficiale e “certificato” da organi competenti: in Alto Adige la parità del potere di acquisto è peggiorata sensibilmente negli ultimi anni ossia, detto in parole povere, la gente comune economicamente sta molto peggio oggi rispetto a qualche anno fa.
Lo dimostra uno studio dell’Istituto di ricerca di Norimberga, pubblicato dal locale CTCU (file rtf, 64 kB), che rileva come negli ultimi anni la comparazione del potere di acquisto fra Regioni limitrofe evidenzi per l’Alto Adige un trend decisamente negativo: infatti nella nostra Provincia tale potere dal 2004 al 2008 è calato del 16,3%, mentre p.es. nello stesso periodo è calato solo del 2,1% in Baviera ed è al contrario aumentato dell’1,5% nel Tirolo.

Comunicato stampa CTCU Bolzano | 2008-11-26

Comunicato stampa CTCU Bolzano | 2008-11-26

In considerazione di tale incontrovertibile dato di fatto appaiono come un pugno nell’occhio le ripetute affermazioni del c.d. Presidente della Provincia Luis Durnwalder, secondo il quale in Alto Adige il problema maggiore è che la gente sta troppo bene (sic!) e che quando il benessere aumenta di una certa percentuale sale anche il malcontento, ma del doppio (le percentuali indicate in proposito – e a sproposito – da Durnwalder variano dal 2,5%/5% al 5%/10%).

www.praderbank.com

Luis Durnwalder | Foto: http://www.praderbank.com

Ma quale “aumento del benessere”, ma quale “stiamo troppo bene”: è da anni che il benessere è in calo, anche e soprattutto nella nostra Provincia, e ne è una concausa il fatto che il governo Durnwalder, anziché investire nel sociale e per i più bisognosi, ha sperperato e continua a sperperare milioni di Euro in progetti inutili e spesso assurdi quali le Terme di Merano, l’aeroporto di Bolzano, il centro motori Ischia Frizzi (c.d. “Safety Park”) o il progetto monstre del tunnel di base del Brennero (TBB – BBT).

Considerando tali dati di fatto, di fronte alle succitate elucubrazioni a dir poco sconcertanti (che poco spazio lasciano al dubbio retorico espresso con la famosa alternativa “ci è o ci fa?”), è difficile non constatare come quel signore, dopo 20 anni di governo durante i quali il suo stipendio (attualmente sui 26.000 €/mese) è aumentato in maniera inversamente proporzionale all’efficienza politica, sia ormai “fuori dal mondo”; non resta che sperare quindi che quanto prima sia anche fuori dal governo.

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Commento ai risultati delle elezioni per il Consiglio provinciale dell’Alto Adige del 26 ottobre 2008

Ora che i risultati delle elezioni sono definitivi – anche se su di loro pende la scure di possibili ricorsi a causa del mancato rinvio per allineamento alle correlate elezioni del Trentino -, è possibile trarrne alcune conclusioni che, nel loro insieme, possono senz’altro considerarsi positive.

Intanto però un breve riepilogo dei dati e fatti:
1. l’SVP, partito di maggioranza ormai solo più relativa, è sceso abbondantemente sotto il 50%, nonostante una pubblicità enorme e la campagna elettorale tutta incentrata sul capolista e Presidente di Giunta Durnwalder (sempre attaccato alla poltrona, in barba alle sue dichiarazioni pre-elettorali secondo cui si sarebbe dimesso in caso di sconfitta dell’SVP);
2. lo stesso Durnwalder ha perso moltissimi consensi (da 110.000 a 97.000 ca.), e tale crollo è tanto più eloquente se rapportato agli immensi mezzi (stimabili in almeno 1 milione di Euro) tirati in campo per “salvarlo”, tra cui spicca l’iniziativa, sponsorizzata dall’industriale Michael Seeber (gruppo Leitner), denominata “Noi per Durnwalder” e consistente in una spasmodica campagna pubblicitaria a favore di Durnwalder da parte di testimonial “famosi”, come p.es. lo scalatore estremo Reinhold Messner;
3. i “Freiheitlichen” – partito “tedesco” nazional-liberale ispirato all’omonimo partito austriaco di Jörg Haider, recentemente morto in un incidente automobilistico – hanno quasi triplicato consensi e seggi (da 2 a 5) cavalcando l’onda xenofoba che banalmente indica nei cittadini esteri la causa di tutti i mali e, sfruttandoli come capro espiatorio, attribuisce loro la colpa per la situazione economica sfavorevole del momento;
4. l’altro partito “tedesco” di estrema destra, la “Union für Südtirol“, elencato comunemente tra i perdenti, in realtà è uscito rafforzato visto che, all’unico seggio “salvato” dalla stessa Union, sono da aggiungere i 2 seggi ottenuti dalla “Süd-Tiroler Freiheit” quale frammento del partito nato dalla scissione avvenuta 2 anni fa per motivi più che altro personali ed egoistici;
5. i Verdi hanno perso molti consensi, nonostante l’unione elettorale con una parte delle Liste civiche (l’altra parte si è candidata autonomamente – ed invano – col nome di “Bürgerbewegung”), ottenendo solo 2 seggi, a dimostrazione del fatto che alle precedenti elezioni del 2003 il 3° seggio era stato conseguito solo grazie all’unione elettorale col DPS;
6. il “Popolo della Libertà” ha perso 1 dei 4 seggi ottenuti cinque anni fa (AN ne aveva 3 e FI ne aveva 1), ma rimane la prima forza tra i partiti “italiani”;
7. i partiti “italiani” di centro-sinistra, questa volta riuniti nel PD (Partito Democratico), hanno in sostanza confermato i 2 seggi già ottenuti cinque anni fa, pur perdendo parecchi voti (dal 7,5% al 6,0%);
8. la Lega Nord, ribattezzata per l’occasione “Lega Nord Südtirol“, è entrata per la prima volta nel Consiglio provinciale, ottenendo il 2,1% dei voti;
9. il partito “italiano” di estrema destra Unitalia ha ottenuto nuovamente 1 seggio, grazie all’aumento delle preferenze dall’1,5% all’1,9% che gli ha consentito di superare Italia dei Valori per appena 680 voti.

Elezioni Consiglio Provinciale Alto Adige 2008 | Risultati

Veniamo ora ad una analisi dei risultati evidenziandone alcuni aspetti salienti.

a) Checché se ne dica – ed è questo secondo me il dato più positivo delle elezioni in parola -, l’SVP ha perso per la prima volta la maggioranza assoluta in Consiglio provinciale, dopo che nelle più recenti elezioni non amministrative aveva già subito sconfitte analoghe (sia nelle elezioni per il Parlamento europeo del 2004 che in quelle per il Parlamento italiano del 2008 era scesa abbondantemente sotto il 50%). Evidentemente anche gli elettori più ligi e fedeli alla “stella alpina” si sono stufati dell’atteggiamento antidemocratico, dell’arroganza, del clientelismo e dell’abuso di potere che contraddistinguono quel partito, specie da quando ne è a capo Durnwalder. Che poi la maggior parte dei voti persi dall’SVP sia andata alla destra estremista (Freiheitlichen e Süd-Tiroler Freiheit) non mi pare preoccupante, sia perché si tratta principalmente di voti di protesta, sia perché quella destra conta comunque poco politicamente e tornerà presto a scendere nei consensi elettorali, secondo una parabola già segnata dai loro “gemelli” in Austria (il più sopra citato partito di Haider).

b) A differenza di quanto sostenuto da qualcuno, secondo me i risultati in questione dimostrano che i consensi non si possono comprare: lo dimostra il dato più che deludente dell’SVP e del loro capolista Durnwalder i quali, nonostante l’impiego di mezzi finanziari quasi illimitati, hanno perso il 13% degli elettori (infatti, il calo di 7,5 punti percentuali – dal 55,6% al 48,1% – corrisponde in termini assoluti a quasi -13%); lo dimostra il fatto che il candidato dell’SVP Hanspeter Munter, direttore dell’Associazione artigiani e da sempre tra coloro che spendevano di più in campagna elettorale, è rimasto ampiamente fuori dalla rosa degli eletti; e tale conclusione non è nemmeno contraddetta dal fatto che tra le fila dell’SVP sia stato eletto il “betoniere” Christian Egartner: infatti, se è vero che questi abbia “investito” in campagna elettorale qualcosa come mezzo milione di Euro – rimanendo secondo solo a Durnwalder in favore del quale è stato speso più del doppio -, è anche vero però che lo stesso Egartner ha saputo “guadagnarsi” i consensi con una forte presenza personale sul territorio e con degli slogan – in parte mutuati dai Freiheitlichen – con un forte impatto sulla popolazione.

c) La presenza su Internet in Alto Adige non paga, fatto che conferma l’arretratezza tecnologica della nostra Provincia e la scarsa propensione all’uso delle nuove tecnologie della (maggioranza della) popolazione. Infatti, i candidati che hanno fatto campagna elettorale principalmente su Internet (es. Markus Lobis dei Verdi o Manfred Schweigkofler dell’SVP) hanno ottenuto relativamente pochi voti, mentre ha “reso” molto di più la forte presenza fisica sul territorio (es. i Freiheitlichen o Christian Egartner dell’SVP). Ciò ovviamente non significa che l’utilizzo del Web sia inutile, ma conferma che in Alto Adige siamo ancora lontani da quei paesi più evoluti dove le elezioni si decidono (anche) su Internet.

d) La maggioranza dell’SVP in termini di seggi (18 su 35), mantenuta per un pelo (6.601 “resti” contro i 5.009 di Italia dei Valori, primo dei Partiti rimasti senza seggi), è stata ottenuta ancora una volta grazie ai voti di quegli italiani, noti come “italioti”, che hanno votato per l’SVP o, peggio, per Durnwalder. Ogni commento in proposito appare superfluo.

Infine due parole sul nostro Partito Italia dei Valori, rimasto purtroppo escluso dal Consiglio provinciale per una manciata di voti.

Lasciando agli Organi del Partito un’analisi più approfondita di quella che sicuramente dev’essere definita una sconfitta tanto amara quanto inattesa, mi pare comunque possibile sin d’ora evidenziarne alcune cause:
i) la campagna elettorale è stata tutta incentrata sul capolista Luigi Cigolla il quale, seppure senza dubbio dotato di “mani pulite” (come evidenziato da Antonio Di Pietro), non ha ovviamente saputo trasportare quell’aura di novità che è propria di IdV;
ii) i candidati di lingua tedesca (tra cui il sottoscritto) non hanno avuto la possibilità di mostrarsi agli elettori (p.es. nelle trasmissioni in lingua tedesca della RAI Sender Bozen), perdendo così molti potenziali elettori tra la popolazione di lingua tedesca, come dimostra anche la cartina sopra riportata che evidenzia buone percentuali di consensi nei centri urbani ma risultati deludenti in periferia (con popolazione in maggioranza di lingua tedesca);
iii) Italia dei Valori è passata come Partito “italiano” (anche a causa di quanto appena evidenziato sub ii), mentre dovrebbe mostrarsi come movimento (non già interetnico come i Verdi bensì) non etnico, visto che si batte per delle cause che riguardano tutti i cittadini e le cittadine senza distinzione alcuna, e men che meno “etnica” o “linguistica”. E che la “non etnicità” sia ormai non più una prerogativa dei Verdi ma sia anzi ben vista da buona parte dell’elettorato locale, è dimostrato dal risultato ottenuto dalla Lega che ha schierato tra i suoi candidati di punta sia italiani/e che tedeschi.

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