Titelgeschichte in ff 7/12 über Gerhard Brandstätter, einen der mächtigsten Männer Südtirols

Da kann der Herr Brandstätter noch so oft von der „Wählbarkeit Durnwalders“ reden: Tatsache ist, dass es zur Wählbarkeit Durnwalders bei den Landtagswahlen 2003 kein endgültiges Urteil in der Sache gibt, weil Brandstätter dies durch Ausnutzung eines Formfehlers (Fristverfall) verhindert hat; in der Sache entschieden wurden hingegen die Fälle der beiden Abgeordneten Repetto und Steger, die sich in genau derselben Situation befanden wie seinerzeit Durnwalder, und die mit rechtskräftigen Gerichtsurteilen für unwählbar erklärt wurden.
Dass nun Herr Brandstätter gerade die Causa Durnwalder als jene benennt, mit deren „Urteil“ er die größte Freude hatte, wirft ein bezeichnendes Licht auf den „Puppenspieler“ (wie ff ihn bezeichnet). In der nämlichen Causa bestand der Formfehler bekanntlich darin, dass die Anwälte der Rekurssteller die Hinterlegung des Rekurses erst nach Ablauf der betreffenden Frist vorgenommen haben, und Durnwalders Anwälte dies ausgenutzt haben, um das Verfahren endgültig zu stoppen (dieser „seltsame“ Fehler ist zurzeit noch Gegenstand einer Streitsache zwischen uns Rekursstellern und den seinerzeitigen Anwälten, siehe ff No. 01/2011).

Johann Gruber, Bozen

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Mentre si sprecano i luoghi comuni sull’Italia che starebbe fallendo, simboleggiata dalla crociera Costa Concordia che dopo un naufragio ora giace incagliata all’Isola del Giglio, c’è invece un’altra Italia che lavora, che primeggia in molti settori della cultura, della civiltà, dell’economia; questo concetto è ben rappresentato nello spot della nuova Fiat Panda, fiore all’occhiello dell’industria automobilistica nel settore delle utilitarie.

L’impatto di tale video è stato tale che addirittura l’Unità, storico giornale del Partito Comunista Italiano e ora della Sinistra italiana, ne prende spunto per un articolo che, senza poter rinnegare l’atavica ostilità a quello che viene visto come un simbolo del “capitalismo”, lascia trasparire una sorprendente scintilla di ammirazione per un prodotto ed il relativo veicolo pubblicitario di innegabile impatto. Ecco dunque il testo dell’articolo in questione:

L’Italia-Panda di Marchionne

23 gennaio 2012

La Fiat riparte da uno spot. Per il lancio della nuova Panda, l’azienda torinese confeziona novanta secondi sull’Italia che piace, scatta la sua fotografia del paese e sovraimprime ad essa la nuova utilitaria «squircle»: un po’ tonda un po’ quadrata, come se a Marchionne fosse riuscito finalmente di quadrare il cerchio. E siccome lui è uomo del fare, impacchetta il tutto con parole che più pragmatiche, anzi pragmatiste, non si può: «le cose che costruiamo ci rendono ciò che siamo». Tanto di cappello: a Torino, il pragmatismo lo conoscono. Da lì veniva il primo filosofo pragmatista italiano, Giovanni Vailati, che nel 1899 – proprio l’anno della nascita della Fabbrica italiana di Automobili – lascia l’università e si trasferisce al sud, dove prova a gettare il seme di una proposta filosofica inedita in Italia, ma già diffusa in America. Il seme non attecchirà: un po’ perché Vailati morirà prematuramente, un po’ perché il paese prenderà di lì a poco ben altra piega (alla quale Agnelli, fatto senatore, aderirà). Ma poco più di un secolo dopo, grazie alla fabbrica torinese – oggi un po’ meno di Torino e dell’Italia, un po’ più di Detroit e dell’America – quel seme viene piantato nuovamente al sud: negli stabilimenti di Pomigliano, dove si produce la nuova Panda.
E siccome dal punto di vista pragmatista la verità è negli effetti che produce, vediamo pure, in omaggio a Vailati e allo slogan, lo spot che effetto fa.
Si comincia con rumori di fabbrica e operai al lavoro. Una voce paterna e rassicurante, un filo autoritaria ma comunque benevola, domanda quante Italia conosciamo. Presenta quelle di maniera, l’Italia dei talenti e dell’inventiva, dell’intramontabile genio italico, ma poi arriva al dunque: è il momento di decidere, di rimboccarci le maniche, ci vogliono grandi imprese industriali per tirarci fuori dai luoghi comuni e darci ancora un futuro. Ci vuole una nuova Panda tutta rossa, insomma, e la voce conclude: «questa è l’Italia che piace».
Ora, la domanda di schietto tono pragmatista non può non essere: che piace a chi, di grazia? A chi deve piacere l’Italia? Nei pragmatici anni Ottanta andava molto lo slogan «piace alla gente che piace», che aveva almeno il pregio di dire a chi si doveva piacere. Qui, è da presumere, non lo si può dire a chiare lettere, con la stessa forza stereotipata dei Pulcinella, del Vesuvio e delle caffettiere che nello spot scorrono a rappresentare il passato, perché altrimenti si sarebbe dovuto dire: ai padroni. O almeno ai committenti. Meglio, dunque, glissare, così che si possa intendere: ai mercati, agli investitori, all’America. Come se per far bene le cose ed entrare nel futuro l’Italia dovesse mollare la zavorra di un passato irredimibile, tutto maschere e folclore e pause caffè.
Insomma: la posizione di Vailati nella cultura filosofica del ‘900 è ancora discussa, ma la posizione che l’Italia ha nell’ideologia pubblicitaria targata Fiat non dà adito a dubbi. La voce fuori campo sa essere morbida e suadente, ma il pragmatismo veicolato dell’americano Marchionne suona invece molto poco filosofico e molto, decisamente molto, spiccio.

Interessante anche un testo pubblicato sul quotidiano la Repubblica che evidenzia gli aspetti schizofrenici del rapporto di molti italiani con quella che è comunque la maggiore industria italiana, cioè il gruppo Fiat. Ecco tale testo apparso su Repubblica.it:

Commenti beceri e senza fantasia. Abbiamo appena celebrato il 150esimo dell’Italia unita e ora se Marchionne fa vedere la bandiera italiana è “sabaudo”. Lo spot Panda mette in difficoltà le litanie antimarchioniane.

Bravissimo a rivoluzionare le relazioni sindacali, meno nel vendere le auto, Sergio Marchionne inaugura ora un nuovo tipo di spot pubblicitario: lo spot ideologico.
Lo stesso Ufficio Comunicazione della Fiat, nel segnalare a noi giornalisti il video pubblicitario della Panda, scrive: “Non si tratta di un vero e proprio spot, ma di un manifesto per l’Italia”.
Lo spot si muove sul filo, è forte e provocatorio nei contenuti, ma risulta anche molto sabaudo e abbastanza spericolato nella rappresentazione che offre del Sud Italia.
Lo spot elenca tutte le Italie che conosciamo: “Quella dell’arte, quella della grande inventiva, quella del talento costruttivo. Quella del Paese pittoresco”. E – a proposito di “pittoresco” – eccolo proporre l’immagine di Pulcinella e poi di una città che somiglia molto a Napoli.
Continua lo sport evocando “l’Italia dei giovani che cercano un futuro”. Giovani disoccupati dai forti tratti meridionali, mostrati nel filmato con un mercatino rionale sullo sfondo, di quelli che si sprecano a Napoli.
Lo spot cita adesso “l’Italia delle grandi sfide industriali” e mostra così gli operai Fiat di Pomigliano, tutti al lavoro, tutti in tuta bianca.
Prosegue lo spot: “E’ il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell’immagine che vi vogliono dare”. E come immagine stereotipata e forse negativa dell’Italia ecco un piatto di maccheroni al sugo e un cameriere che esce dalle cucine per servire il piatto in tavola.
Recita ancora lo spot: “In Italia ogni giorno c’è qualcuno che si sveglia e mette nel suo lavoro il talento, la passione, la creatività. Ma soprattutto la voglia di costruire una cosa ben fatta. Le cose che costruiamo ci rendono ciò che siamo. Nuova Fiat Panda, questa è l’Italia che piace”.
Liberi di giudicare se uno spot del genere aiuterà davvero la Fiat a vendere la Panda ai meridionali, ai giovani disoccupati di Napoli, ai camerieri che lavorano (onorevolmente) in un ristorante. Persone che pure sarebbero interessate ad una utilitaria dal prezzo contenuto.

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The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

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Corriere della Sera | 2011-11-04

Iniziativa lodevole quella di Giuliano Melani, “concittadino” italiano di Pistoia, il quale ha acquistato un’intera pagina del Corriere della Sera per rivolgere un accorato appello agli italiani per combattere la speculazione in atto contro il debito pubblico italiano: “Facciamo uno sforzo, compriamo il nostro debito. Chi più ne ha più ne metta.”

Iniziativa questa che non può che essere condivisa, con una precisazione importante, però: Gli italiani, quelli veri, lo stanno già facendo, l’hanno sempre fatto!

Oltretutto, si tratta di un ottimo investimento (quale altro investimento attualmente offre un 5-6% di interessi “sicuri”?), mentre la tesi di chi azzarda che l’Italia possa “fallire” è semplicemente ridicola, così come quelli che la sostengono non sono altro che dei cialtroni!

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Das Südtiroler Wochenmagazin ff hat anlässlich des 70. Geburtstages des sog. Landeshauptmannes Durnwalder ein “spannendes Durnwalder-Lesebuch” veröffentlicht, in dem namhafte Südtiroler – “Es sind Durnwalder-Fans darunter wie auch Durnwalder-Kritiker” – um eine besondere Glückwunschbotschaft gebeten wurden; der Schleimspur nach zu urteilen, die sich durch die meisten der abgedruckten “Botschaften” zieht, sind dabei aber offensichtlich die Durnwalder-Fans ungleich stärker zum Zug gekommen.
Jedenfalls habe ich diesbezüglich einen Leserbrief an die ff (pdf-Datei – 694 kB) geschickt, der freundlicherweise und ungekürzt in der heutigen Ausgabe veröffentlicht wurde und den ich nachfolgend wiedergebe.

ff – Wochenmagazin | 2011-09-22/29

 

Titelgeschichte in ff 38/11 zum 70. Geburtstag von Landeshauptmann Luis Durnwalder

Um etwaigen Fehlinterpretationen vorzubeugen, eines vorneweg: Persönlich wünsche ich Herrn Durnwalder alles Beste und im Besonderen, dass er auf seine alten Tage noch so etwas wie Familienglück erleben möge, was ihm früher offensichtlich versagt blieb.
Bezüglich seiner politischen Tätigkeit wünsche ich ihm – und uns Südtiroler/inne/n – dass er sich möglichst bald zurückziehen möge, auch weil Durnwalders Leistungen mit der Zeit in dem Maße abgenommen haben, wie seine Leibesfülle zugenommen hat.
Es fehlt hier der Platz, um die vielen negativen Aspekte der „Ära Durnwalder“ aufzulisten (z. B. Ausgrenzung Andersdenkender, Geld- und Machtgier, Umweltverschandelung, Protzbauten anstatt sozialer Maßnahmen), deshalb sei an dieser Stelle nur daran erinnert, dass in den Beiträgen der ff mehrere wesentliche Fakten unerwähnt geblieben sind (etwa Durnwalders Unwählbarkeit 2003 oder der Vorzugsstimmenverlust auf weit unter 100.000 bei den Landtagswahlen 2008).
Was schließlich die historische Bedeutung Durnwalders für Südtirol betrifft, wird man für ein angemessenes Urteil wohl noch einige Zeit abwarten müssen; der von mehreren Seiten gewagte Vergleich mit dem großen Silvius Magnago erscheint aber auf jeden Fall unangebracht, denn mit dem Schwergewicht Magnago – menschlich, intellektuell, politisch – kann ein (nur körperlich schwergewichtiger) Durnwalder sicher nicht mithalten.

Johann Gruber, Bozen

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Was von “Schönheitswettbewerben” oder Ähnlichem zu halten ist, bedarf wohl nicht vieler Worte; es genügt im Übrigen, darauf zu verweisen, dass einer wie der sog. Landeshauptmann Südtirols Luis Durnwalder Dauergast bei solcherlei “Veranstaltungen” ist.

L. Durnwalder bei Miss-Wahl | Bild © stol.it

Kürzlich fand in Südtirol wiederum eine solche statt (ob Durnwalder wieder dabei war, ist nicht bekannt), was an sich keine Zeile wert wäre; weiters ist die Tatsache, dass als “Stargast” die Deutsche Gina Lisa Lohfink (C-Promi, Silikonbusen-Trägerin und Porno-Darstellerin) engagiert war, zwar belanglos, aber bezeichnend für das Niveau des Tscheggl-Events.
Noch viel bezeichnender – da ein Bild bekanntlich mehr sagt als tausend Worte – scheint mir aber eine Momentaufnahme, die bei genannter Veranstaltung gemacht wurde … aber sehen Sie selbst (auf folgendes Bild klicken)! 😉

Miss-Wahl mit "Stargast" | Bild © suedtirolnews.it

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Und er kann’s nicht lassen, ebenso wie die hiesige Journaille, die den vom sog. Landeshauptmann verzapften Käse auch noch in großer Aufmachung veröffentlicht …

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Contro gli attacchi dei beceri speculatori che vogliono far credere assurdamente che l’Italia sia sull’orlo del fallimento [LOL], serve una chiara presa di posizione: SE L’ITALIA HA BISOGNO, IO CI SONO!

Io ho aderito! Aderisci anche tu!

MF-Milano Finanza per l’Italia e gli italiani

Se l’Italia ha bisogno, noi ci siamo. Siamo imprenditori, professionisti, manager, comuni cittadini. No, non ci stiamo a che l’Italia sia ridotta sul lastrico. Siamo un paese forte, ricco, con un debito pubblico altissimo, ma con un debito consolidato pubblico-privati nettamente più basso della Gran Bretagna, più basso della Germania, pari a quello della Francia. Le nostre industrie, le nostre banche, sono solide. La ricchezza liquida del paese è più di 10 volte (oltre 3.000 miliardi di euro) l’ammontare dei titoli che ogni anno lo Stato italiano deve emette per rinnovare quelli in scadenza. Il 50 per cento del debito pubblico è in mano a noi italiani. Se all’Italia serve, se dovesse servire il nostro aiuto per le emissioni, noi ci siamo.

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Volksabstimmungen Italien 12.-13.06.2011 | Referendum Italia 12-13/06/2011

Risultati Italia Real time Online Ergebnisse Italien

http://referendum2011.interno.it

Risultati Alto Adige Real time Online Ergebnisse Südtirol

http://www.provincia.bz.it/vote/referendum2011/refhome_li.htm

Image © Altan

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„Dal viversi accanto al vivere insieme“ | “Vom Nebeneinander zum Miteinander“

Sotto questo motto si pone l’iniziativa di un gruppo di rappresentanti della società civile altoatesina appartenenti a tutti e tre i gruppi etnici, che dall’autunno del 2009 si confrontano intorno alla necessità di passare dal semplice convivere al collaborare attivo nella nostra bella e particolare terra.
Unter oben wiedergegebenem Leitgedanken fanden sich ab Herbst 2009 einige Personen aller drei Sprachgruppen aus der Südtiroler Zivilgesellschaft zusammen, um darüber nachzudenken, wie das “Nebeneinander” der hier lebenden Menschen verschiedener Sprachen in ein “gemeinsames Gestalten” dieses besonderen und herrlichen Landes umgesetzt werden könnte.

Info: http://manifesto2019.wordpress.com

Chi è d’accordo, è pregato di firmare e far girare il Manifesto |
Wer die Ideen teilt, möge bitte das Manifest unterschreiben und weiterleiten

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